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Tra cinquant’anni berremo tutti vini svedesi o argentini?

Bastano pochi gradi per alterare la perfetta maturazione e il sapore di alcuni tipi d’uva e nei prossimi anni le aree più adatte per la viticoltura si allontaneranno progressivamente dall’Equatore per spostarsi progressivamente verso i Poli. È un argomento di cui si parla da anni tra ricercatori e appassionati, e il sito Quartz è l’ultimo ad aver messo in ordine quello che sappiamo finora. Bisogna comunque ricordare che il riscaldamento climatico non procede in modo lineare e sempre prevedibile, e l’aumento della temperatura potrebbe essere accompagnato da nuovi fenomeni, come uragani e siccità, con nuove conseguenze per la produzione viticola.

Il primo studio importante sull’argomento fu pubblicato nel 2013 sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences: sosteneva che nel giro di 50 anni la Borgogna e la Napa Valley, due delle più importanti regioni viticole al mondo, non sarebbero state più in grado di produrre vino e sarebbero state soppiantate da Inghilterra, Polonia e Austria in Europa, e da Montana, Wyoming e Michigan negli Stati Uniti. Secondo il rapporto, poi, le aree storicamente adatte alla viticoltura diminuiranno dal 25 al 73 per cento, sempre nello stesso periodo. Lo studio venne criticato per il metodo poco accurato, e nuove ricerche hanno fatto emergere un quadro più complesso e difficile da interpretare. L’aumento delle temperature provocherà siccità in alcune zone del mondo e alluvioni in altre, e l’unico modo per farsi un’idea accurata è studiare le singole regioni caso per caso. Per ora l’unica cosa con cui gli esperti concordano è che a causa del cambiamento climatico le regioni che produrranno i vini migliori non saranno più le stesse.

 

Proceedings of the National Academy of Sciences

Secondo uno studio del 2016, dagli anni Ottanta i vini francesi hanno beneficiatodell’aumento della temperatura: ha favorito una maturazione precoce degli acini d’uva rendendoli più ricchi in tannini, la componente chimica che dà il colore rosso al vino e aggiunge note aspre, amarognole e complessità al sapore. È un effetto positivo che però potrebbe non durare ancora a lungo.

Altri studi e produttori vinicoli sono invece convinti che i celebri vini francesi della Champagne saranno sostituti da quelli di South Downs, una catena di colline calcaree nel sud dell’Inghilterra: il terreno è gessoso e simile a quello della Champagne, e grazie alle temperature più miti anche il clima è diventato più simile. La critica Alice Feiring ha definito il Bubbly di Blighty «davvero delizioso: cremoso, un corrispettivo affilato dello Champagne». Intanto il Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne — sul cui sito si legge che «lo Champagne viene solo dalla Champagne, in Francia» – sta adocchiando i vigneti inglesi e cercando contatti con i loro proprietari, dopo anni di clima incostante e poco favorevole.

Ma i viticoltori inglesi non sono troppo ben disposti: «perché dovremmo aiutare i francesi quando produciamo già uno Champagne migliore del loro da soli?» dice Frazer Thompson, direttore della cantina Chapel Down. «Abbiamo esattamente lo stesso tipo di suolo e grazie al riscaldamento globale è addirittura migliorato. L’unica differenza è che non siamo autorizzati a chiamare i nostri vini Champagne». Restando in Europa, uno studio del 2017 sostiene che il cava, un vino frizzante prodotto nel nord della Spagna, peggiorerà a causa delle temperature più alte: la regione che lo produce diventerà più arida e secca, farà maturare l’uva prima e si avrà un vino meno acido e più dolce.

I famosi vigneti della Napa Valley in California sono invece minacciati da quelli del Montana e del Michigan. Quest’ultimo produce vino su piccola scala, ma è in costante crescita: negli ultimi 10 anni il numero di cantine è aumentato da 16 a 130. In Australia la Barossa Valley potrebbe essere soppiantata dalla Tasmania, dove si producono Riesling corposi e Sauvignon bianchi «molto diversi» dagli altri vini australiani, che potrebbero ulteriormente migliorare con l’aumento delle temperature. Per questo Brown Brothers, un’azienda vinicola con 120 anni di storia della regione australiana di Victoria, ha acquistato delle terre in Tasmania.

In Argentina, le temperature più alte stanno estendendo le zone adatte alla maturazione dell’uva. Patricia Ortiz, fondatrice e presidente del vigneto Mendoza’s Tapiz, ha detto che la crescita di temperatura fa sciogliere la neve rendendo disponibile più acqua per l’irrigazione e la coltivazione dell’uva nella valle di Uco, che si trova ad alta quota nella zona di Mendoza. Ortiz ha avviato un progetto, Alta Collection, che coltiva solo vigneti a una quota superiore ai 1.400 metri: ha avuto molto successo e prodotto ottimi Sauvignon Blanc. Molti esperti sono convinti che l’America del Sud sarà la nuova regione vinicola dei prossimi anni. Invece secondo Gregory Jones, professore di Scienza ambientale alla Southern Oregon University, le regioni dalle quali arriveranno i vini migliori nel 2050 saranno quelle più vicine ai Poli: Gothenburg, in Svezia, la penisola Leelanau in Michigan e l’isola di Chiloé in Cile.

Nel frattempo molti viticoltori delle zone tradizionali stanno cercando nuovi metodi per mantenere alta la qualità dei loro vini: alcuni stanno investendo in sistemi di irrigazione, altri stanno sperimentando nuovi tipi di tralicci per impedire alle viti di crescere troppo per le temperature eccessive, come per esempio in Toscana. Per i piccoli produttori sarà più difficile adattarsi rispetto alle grosse aziende, che possono investire in molte risorse, come per esempio quelli della Napa Valley, dove l’automazione e l’utilizzo di macchinari è molto più diffuso che in Italia o in Francia.

Source (ilpost.it)

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