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Vino e realtà Aumentata: portare l’esperienza oltre i cinque sensi

Com’è vero che nel vino c’è la verità

ti dirò tutto, senza segreti.

(William Shakespeare)

 

Parlare di vino e tecnologia può sembrare una metonimia: una calda esperienza sensoriale abbinata alla freddezza di algoritmi e hardware. Ma la parte interessante inizia proprio qui, in questo incontro ai limiti della sinestesia e ricco di possibilità imprevedibili.

Nello speech ci dedicheremo ad un tema tecnologico ben definito: l’utilizzo della Realtà Aumentata nel settore vinicolo.

Il termine Realtà Aumentata (o AR, dall’inglese augmented reality) suona molto nerd, ai limiti della fantascienza, ed evoca robot e futuro. Tuttavia, se cercate la definizione su Wikipedia incontrerete questo “l’arricchimento della percezione sensoriale umana mediante informazioni, in genere manipolate e convogliate elettronicamente, che non sarebbero percepibili con i cinque sensi

Ho messo in grassetto l’ultima parte perchè è quella che trovo più interessante: “non percepibile con i cinque sensi”. Prima parlavo di sinestesia: è qui che l’AR ci potrebbe (e forse dovrebbe) portare. Vedremo insieme alcuni esempi e disegneremo un percorso di realizzazione e valutazione per capire come la realtà aumentata potrebbe far parte della presenza digitale di una cantina.

Pronunceremo anche una parola strana: kokoro. Viene dal giapponese ed è (approsimativamente) traducibile con “mente/cuore”. Ne riparleremo il 5 dicembre.

Nicola Ferrari – AQuest

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