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23-24 Novembre 2020
wine2wine
Tara Empson

Tara Empson

Tara Empson

Tara Empson

CEO di Empson & Co. e Empson USA

Figlia di Neil e Maria Empson -tra i primi sostenitori per l’importazione negli Stati Uniti di vini italiani pregiati- Tara Empson è stata a lungo parte integrante del business di import-export della sua famiglia (la Empson & Co., nata nel 1972 e la Empson USA, nata nel 1991). L’azienda rappresenta tuttora un importante lascito al quale si devono l’introduzione e la costruzione di molti marchi vinicoli italiani contemporanei, tra cui Gaja, Conti Costanti, Einaudi e Marcarini. Tara è sempre stata immersa nella cultura del vino italiano: fin dalla più tenera età infatti, ha partecipato a svariate cene e viaggiato in tutto il mondo per recarsi ai più disparati eventi enologici, spesso al fianco dei genitori e presso alcuni dei loro soci, che ancora oggi rimangono parte del portfolio Empson.

Nel 2006, Tara inizia la sua carriera nella Empson & Co. assumendo numerose responsabilità manageriali tra cui la gestione delle relazioni con i clienti, i viaggi commerciali in Italia e l’esecuzione di iniziative di vendita per i mercati dei Caraibi, della Nuova Zelanda, delle Bermuda e degli Stati Uniti.

Nel 2018, Tara succede al padre e viene nominata CEO di Empson & Co. Ad aprile 2019 diventa CEO anche di Empson USA.

Oggi, a 34 anni, Tara è alla guida di un impressionante portfolio di fornitori che vengono esportati in 32 paesi in tutto il mondo. Sostenitrice dei vini autoctoni e monovarietali italiani, Tara mira a far luce su tutte quelle varietà di uva poco conosciute ma provenienti dalle regioni italiane più conosciute, tra cui: il Verdicchio marchigiano, la Malvasia di Salina in Sicilia, il Grignolino e la Malvasia di Piemonte.

Nel futuro prossimo, “eredità” sarà sinonimo di Empson, in quanto molte cantine nel portfolio dell’azienda stanno ormai dando il benvenuto alle nuove generazioni. Allo stesso modo, Tara non vede l’ora di lanciare la prossima generazione di vini italiani  insieme a questi vignaioli emergenti e dinamici, soprattutto visto l’aumento della partecipazione femminile.

Oltre a continuare il lavoro dei suoi genitori alla Empson & Co., Tara sostiene svariate associazioni benefiche vicine alla famiglia, tra cui la ricerca per il morbo di Parkinson, Alhata (associazione che aiuta i bisognosi e le persone disabili) in Italia e le Special US Olympics. Nel tempo libero, Tara si gode la compagnia dei suoi due cani, cucinando piatti esotici e, naturalmente, dell’ottimo vino.

"Di che colore è il tuo rosé?"

Il rosé sta sperimentato un rinascimento… o un “rosé-scimento”? Negli ultimi 25 anni, il consumo di vino rosato è triplicato in tutto il mondo. Di ogni tre bottiglie acquistate, una è di rosé. In controtendenza rispetto a ciò che un tempo si pensava significasse qualità, più pallido è il colore e più pregiato è il vino. Per i consumatori attuali, pesca, melone, mango, pomelo, mandarino e ribes rosso sono i colori preferiti per i vini rosati della Provenza, regione francese leader mondiale per il rosé premium.

Di che colore è il tuo rosé? Gli italiani stanno producendo quantità maggiori di vino rosato, ma ne consumano meno di qualunque altro paese europeo. Spesso non si considera il fatto che l’Italia ha una storia davvero lunga – da epoche greca e romana, da nord a sud – in materia di rosato, Chiaretto e Cerasuolo.

Cosa c’è dietro questo boom del rosé e perché ora? Quale potrebbe essere il posto dell’Italia in questo quadro? La moderna e più accessibile tecnologia ha trasformato il rosé da un sottoprodotto o blend di vini bianchi e rossi in un focus, permettendo agli enologi di estrarre solo aromi e sapori da uve a bacca rossa mature e non il colore. Allo stesso tempo, i giovani consumatori e le donne stanno giocando un ruolo sostanziale nella sua popolarità, attratti dal fatto che sia un vino accessibile e libero dal peso di una tradizione importante. I produttori VIP come Brad Pitt e Angelina Jolie col loro Chateau Miraval hanno aggiunto un’aura di glamour.

Il rosé costituisce solo un capriccio enologico “Instagrammabile” o una moda destinata a durare? È solo una bevanda o può essere un vino significativamente legato al terroir? Quali sono le differenze che interessano il rosé nei principali mercati mondiali, dall’Europa a Stati Uniti e Asia?

La presentazione risponde a queste domande e discute il posizionamento del rosé italiano in alcuni dei più importanti mercati di esportazione. Negli Stati Uniti, dove il rosé si colloca al di sopra di altre categorie per crescita percentuale sia in volume che in valore, le vendite di vino rosato da tavola hanno da sole fruttato 500 milioni di dollari nel 2018, con i produttori statunitensi e francesi in testa con il 45% ciascuno (contro il solo 4,5% rappresentato da produttori italiani).

Robert Camuto e Angelo Peretti hanno scritto e parlato a lungo del rosé e ne conoscono le principali aree di produzione a livello mondiale, dalla Francia all’Italia. Camuto, autore enologico che ha vissuto 15 anni in Provenza, parla di cosa ha portato il boom del rosé provenzale, delle caratteristiche che contraddistinguono questo vino e delle lezioni che l’Italia potrebbe imparare da esso. Peretti, portavoce dell’l’Istituto del Vino Rosa Autoctono Italiano, un nuovo consorzio per la ricerca, lo sviluppo e la promozione dei diversi vini rosa storici del Paese, parlerà della cultura rosé perduta e del futuro del rosa italiano.

 
 

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