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Silvestro Serra

Silvestro Serra

Direttore di Touring Club Italiano

Romano, dopo aver lavorato da freelance con il giornale Paese Sera, la rivista L’Espresso, Radio 2 Rai, e la Rai, ha collaborato fin dalla sua nascita con il quotidiano La Repubblica, in particolare, dal 1976 al 1982 nella redazione degli inserti Weekend e Dossier. Dal 1982 al 2000 Silvestro Serra è a Panorama, responsabile delle sezioni Vita Moderna poi Società, Spettacoli e infine nell’ufficio centrale del settimanale Mondadori. Chiamato nel 2000 dall’editore Hachette dirige il mensile Gente Viaggi per dieci anni. Contemporaneamente, per quattro anni, dirige anche il settimanale Eva Tremila e per un breve periodo Gente. Dal 2012 è al Touring Club Italiano dove ricopre il ruolo di direttore Touring, il mensile della storica associazione dei viaggiatori, oltre ad essere responsabile dei rapporti con i media.

"Il virtuale non basta: vince l’enoturismo en plein air"

Nel mondo del vino e in quello del turismo, il reale e il virtuale devono avere ruoli diversi e separati. Per risultare vincente, l’offerta enoturistica italiana deve essere concreta e variegata. Solo separando nettamente l’offline e l’online il settore vino potrà sviluppare vantaggi rilevanti per il nostro Paese, per il comparto agrifood e per la ripresa turistica. Il virtuale non basta e, anzi, quando va a sostituire l’esperienza vera e propria, rischia di penalizzare il turismo italiano, creando solo l’illusione di un viaggio e omologando informazioni ed emozioni. Due esperienze dell’estate appena passata – “Donne del Vino Camper Friendly”, creato con Touring Club Italia e che ha coinvolto 57 cantine, e ”Italian Wine Tour”, che ha visto Wine Meridian visitare cantine in tutte le regioni italiane – permettono di comprendere le potenzialità di un nuovo approccio basato sulla “wine experience”, sulla relazione diretta con imprese, produttori e territori di produzione al fine di vivere sensazioni nel reale. Momenti unici che non siano filtrati dal virtuale, bensì raccontati nel virtuale. Quest’estate è stato registrato un + 104% di immatricolazioni di camper rispetto al 2019. Questo mezzo di trasporto si propone ora come l’icona di un nuovo modo di viaggiare, verso scenari e situazioni non convenzionalmente “fatte per turisti”, proprio come le vigne. Basta confrontare i numeri riportati dalle città d’arte e dalle città del vino durante l’estate 2020 per capire come il turismo post-COVID 19 preferisca il green e le esperienze enogastronomiche. Con l’epidemia COVID, tanti luoghi del vino sono stati risucchiati dal web. L’attenzione si è spostata sulle grandi imprese e su territori già forti che, attraverso un meccanismo virale tipico della rete, sono andati ad acquisire sempre più spazio. È innegabile: ciò che affascina maggiormente i turisti che si approcciano all’Italia sono i settori vinicolo e agroalimentare. Il rilancio del turismo del nostro Paese deve passare proprio da questi comparti, da una netta separazione dei ruoli tra virtuale e reale e dal rispettivo rafforzamento. Il processo di allontanamento dall’esperienza turistica reale (opposta a quella virtuale) va a penalizzare fortemente l’offerta italiana e, per questo, va assolutamente interrotto. Il turismo italiano ha sempre vinto perché autentico e in continua evoluzione, perché capace di emozionare, sorprendere e coinvolgere, e questo deve tornare ad essere.

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