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Come il riscaldamento globale incide anche sul tuo vino

La viticultura è uno dei settori che più verrà colpito dal riscaldamento globale. Per questo molti produttori hanno già cominciato ad attrezzarsi per i cambiamenti climatici che i loro vitigni subiranno. Scopri come nel nostro articolo.

Le regioni vinicole più importanti del mondo – dal Cile alla Toscana, dalla Borgogna all’Australia – vedranno diminuire le loro aree coltivabili dal 25% al 73% entro il 2050. No, non è la trama del nuovo romanzo distopico di Margaret Atwood, sono le previsioni del climatologo Lee Hannah del Conservation International, no profit americana che si occupa di protezione ambientale. Tra queste aree poi, la regione mediterranea è risultata essere uno degli “hot spot” di questa previsione, ossia uno dei luoghi dove le temperature aumenteranno più che in altre aree. Vista la situazione, strumenti ed eventi in grado di fornire ai produttori di vino informazioni valide e aggiornate si sono fatti sempre più impellenti. Per questo, wine2wine 2019 – che si terrà a Verona, il 25 e il 26 novembre – include proprio il tema del riscaldamento globale nel suo programma.

Per i viticoltori in particolare, il futuro appare ancora più desolato e, oltre alla riduzione delle zone coltivabili, prevederà anche un enorme cambiamento nelle loro uve che si ritroveranno ad avere un eccessivo contenuto di zuccheri, un alto tenore alcolico e una minore acidità. Non solo, interi vigneti dovranno essere letteralmente spostati, le vendemmie andranno anticipate, le varietà coltivate cambiate e determinate zone vinicole abbandonate. Agli scettici, facciamo notare che parte delle conseguenze del surriscaldamento globale sono visibili già da decenni, basti pensare al periodo di vendemmia attuale rispetto a quello degli anni ’80. I più attenti si ricorderanno inoltre che in Italia, già nel 1998 si è cominciato a registrare un anticipo medio della fioritura di otto-dieci giorni, che tuttora risulta in un periodo di fioritura abbreviato e un anticipo dell’invaiatura. La situazione è grave, e molti viticoltori stanno già correndo ai ripari. Questi sono tre modi in cui i produttori di vino stanno tamponando il disastro del riscaldamento terrestre:

1 Altra vita, altre viti 

All’accorgersi di alcuni cambiamenti in vigna, molti produttori hanno cominciato a coltivare varietà di vite che meglio si adattano a bruschi sbalzi di temperatura. Per noi italiani in questo caso ci sono delle belle notizie, in quanto i nostri grandi vitigni (aglianico, nebbiolo, sangiovese, magliocco, garganica etc.) hanno mostrato una maggiore adattabilità alle sfavorevoli condizioni climatiche. Al contrario, i vitigni internazionali non sono altrettanto resistenti, come dimostrato dall’annata 2017, anno caratterizzato da alte temperature e siccità.

Rotolando verso… nord

Un’altra strategia di adattamento è quella di comprare e piantare i propri vigneti su latitudini sempre più alte e a livelli sempre più elevati per raggiungere condizioni climatiche più fresche e favorevoli alle vigne. Proprio per lo stesso motivo, per molti terreni in Inghilterra, Olanda, Svezia e addirittura Norvegia, i prezzi si stanno alzando.

3 Meglio della protezione 50

L’innalzamento delle temperature mette in pericolo soprattutto i grappoli d’uva, che tra le altre cose, possono letteralmente bruciare, scolorire e marcire. Per ovviare a questo problema, molti produttori hanno ricorso al metodo forse più naturale del mondo: fare ombra ai grappoli con le foglie della vite. È un rimedio temporaneo certo, ma pur sempre efficace.

Tra il 2030 e il 2052 il riscaldamento globale dovrebbe raggiungere 1,5 gradi Celsius. Questa però, la prospettiva migliore, che si avvererebbe solo se si riuscissero a tagliare le emissioni di CO2 del 45% entro il 2020. Nel caso questo non venisse fatto, i gradi arriverebbero a 2. In entrambi i panorami purtroppo, assisteremo ad un incremento delle temperature medie nella maggior parte delle regioni terrestri e negli oceani, forti precipitazioni in varie regioni e un probabile deficit di siccità in altre. Una delle piante che più risentirebbe di questi cambiamenti climatici? Proprio lei, la vitis vinifera.

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