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Parte 2: Come fare un ottimo media pitch senza sembrare un venditore porta a porta

Contattare giornalisti chiedendo loro di scrivere un articolo su una tua storia non è per niente facile. Per attirare la loro attenzione ti servono rapidità, accuratezza e autorevolezza. Noi abbiamo imparato come fare un media pitch durante l’ultima edizione di wine2wine, alla sessione di Rebecca Hopkins, Communications Strategist alla Folio Fine Wine Partners.

L’Alexa di Amazon è un po’ inquietante… per un breve periodo ne ho usata una anche io e mi serviva principalmente per tenere sotto controllo i tempi di cottura dei brownies. Quando poi ho cominciato ad essere bombardata di pubblicità sui libri di Benedetta Parodi ho cominciato a chiedermi quanto delle mie conversazioni con Alexa fossero in qualche modo recepite da Amazon. La cosa ancora più inquietante è che a quanto pare qualcuno una volta ha chiesto ad Alexa quale fosse il suo film preferito, e sapete cosa ha citato lei? “Io, Robot”, la pellicola in cui Will Smith cerca di impedire ad una Intelligenza Artificiale di distruggere il mondo.

Se e cosa diciamo venga in qualche modo captato da Amazon è ancora un mistero, ciò che però sappiamo è che il nostro modo di rapportarci con queste macchine sta influenzando la nostra società, che si basa ormai su una cultura completamente visuale ed uditiva. A Natale 2018 il 50% della popolazione degli Stati Uniti possedeva uno smart speaker come Alexa. Le implicazioni di questa tendenza si manifestano soprattutto nel modo in cui parliamo: con più attenzione, e più lentamente.

Cosa succede nella forma scritta?

Tutte le storie dovrebbero essere scritte in modo chiaro e comprensibile, ma particolare attenzione deve essere data a quelle pensate per i media tradizionali. Scrivere in modo coerente e accessibile non è l’unico punto da seguire: i lettori si annoiano facilmente e sì, vogliono essere distratti con delle bellissime immagini. Come spiegato da Felicity Carter, caporedattore di Meininger’s Wine Business International, e da noi riportato in uno degli articoli precedenti, per risultare interessante, qualsiasi storia deve essere condivisibili e/o utile al lettore.

Usiamo il vino come esempio: che l’articolo faccia sentire il lettore come un guru del mondo del vino o che lo aiuti semplicemente a parlare dello Chardonnay che ha bevuto il giorno prima, non importa, l’importante è che rifletta una sua esperienza.

Dipingi il tuo percorso

Oltre alla strategia già citata, anche i media tradizionali hanno bisogno di generare brusio attorno a loro. Uno scritto non dovrebbe essere presentato al mondo nello stesso modo in cui Jackson Pollock usava il suo pennello: un pezzo finito non può venire lanciato a caso sperando che colpisca più giornalisti possibili. Bisogna prima determinare su quale specifico percorso mandare la tua storia. Hai prodotto un articolo sulla genomica della vite, adatto ad una rivista scientifica? O è un pezzo che anche il Washington Post pubblicherebbe, la storia di quella anziana signora che ha venduto quell’antico cimelio di famiglia per acquistare quella vigna nel Chianti? Insomma, capisci cosa intendiamo, è la tua storia a determinare un pubblico specifico.

Un tiro alla Babe Ruth

Il passo successivo è quello di invogliare un giornalista a raccogliere il tuo pezzo. Più facile a dirlo che a farlo, dirai tu. Durante wine2wine 2018, il wine business forum di Verona, Rebecca Hopkins, Communications Strategist per Folio Fine Wine Partners negli Stati Uniti, ha elencato le cose da fare per avvicinare un giornalista alla tua storia.

  1. Il tuo media pitch non dovrebbe essere più lungo di 300 parole. I giornalisti sono sempre in movimento e costantemente connessi, devi attirare la loro attenzione già dal primo paragrafo.
  2. Non c’è tempo, il materiale destinato a un giornalista deve essere presentato nel più breve tempo possibile. Se un giornalista ti chiede del materiale, questo gli dovrebbe essere inviato entro le successive 24 ore. Devi sempre sapere perchè la tua storia è rilevante e devi sempre essere altamente informato sull’argomento di cui stai parlando.
  3. Immagini e link di qualità fanno la differenza perché. anticipano il contenuto.
  4. Ottimizza le tue immagini, in questo modo aumenti le possibilità che il tuo marchio venga scoperto da qualcuno che è alla ricerca di foto come le tue.
  5. I link di Dropbox scaduti sono un no, assicurati che la stampa possa accedere a tutto ciò che fornisci loro e inserisci le tue informazioni di contatto ovunque. Ricordati di non rendere privati i tuoi profili, devi massimizzare il potenziale di interesse.
  6. Non dimenticare l’importanza delle pubbliche relazioni. Twitter te lo ricorda ogni giorno; ogni cosa da te scritta o commentata potrebbe sia attirare nuovi clienti, che provocarne l’improvvisa sparizione.
  7. La fiducia è come un vino finemente invecchiato, ci vuole tempo per crearla ma vale pur sempre la pena impegnarsi per raggiungerla. È un dato di fatto che la stampa lavori solo con persone di cui si può fidare.
  8. Vai al di là del tuo marchio. Più elementi conosci, più autorevole sei. Ricerca le statistiche, i report e le fonti, in questo modo aiuti davvero i giornalisti a creare una storia che conta.
  9. Rimani in contatto con tutti; non si sa mai dove la vita potrebbe portarti. Oggi Caterina è solo una stagista, ma domani potrebbe diventare la prossima Natalia Aspesi.

I consigli dati dalla Hopkins sono stati utili anche a noi, ma quello che abbiamo interiorizzato di più della sua sessione è che per vendere una storia ci devi credere sul serio, devi davvero avere qualcosa da dire, solo a quel punto potrai convincere gli altri a leggerla.

Vogliamo continuare a darti spunti rilevanti come questi anche nei prossimi mesi, per farlo però, abbiamo bisogno della tua mail. Ce la lasci? 

 

 
 

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