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Non è complicato, è solo sofisticato: il mercato degli alcolici in Svezia

La gestione del mercato degli alcolici in Svezia risulta spesso complicata. Da situazioni difficili però, si possono anche creare occasioni di crescita. A wine2wine 2018, Niklas Bergqvist, ha parlato del sistema di monopolio e del mercato svedese. Te ne parliamo in questo blog.

Chi di Semlor ferisce…

Il re Adolf Frederick di Svezia era un vero salutista. Tanto che nel 1771, dopo uno dei suoi soliti banchetti a base di aragoste, caviale, aringhe affumicate, crauti, bolliti, champagne e 14 Semlor (panini dolci svedesi), cadde morto. Molti incolparono i Semlor. La morte alquanto strampalata non è l’unico motivo per cui re Adolf è diventato una celebrità: è anche ricordato per aver abolito, nel 1776, tutte le restrizioni del paese in fatto di alcol.

Come si dice ‘bere’ in svedese?

In quel periodo dunque, gli svedesi bevevano, producevano, vendevano e si divertivano molto liberamente. Nel 1830 però, le cose cominciano a cambiare con la nascita di alcune società dedicate al consumo moderato di alcol. Nel 1919 viene istituito il “Bratt”, sistema che prevedeva l’acquisizione di tessere di razionamento per l’acquisto di alcolici. Uno scenario alquanto orwelliano, ma fattosi necessario per limitare la dissolutezza generale e gli ormai assurdi livelli di criminalità. Restrittivo? Forse neanche troppo, se si pensa che la lingua svedese conta diversi termini specifici per il solo atto del bere: Skåpsup, per esempio, significa “bere di nascosto nell’armadio”; con gångsup si intende “prendere un drink prima di andare a fare una passeggiata”; kyrksup: “prima di andare in chiesa” e Körsup: “prima di guidare”.

Le regole

Ad un certo punto, qualche kyrksup-aro deve aver fatto troppo chiasso in chiesa e aver korsup-ato qualche bicchiere in più tanto da guidare il suo cavallo e la sua carrozza nel cortile di casa di qualcuno, perché all’inizio del XX secolo la Svezia ha cominciato a farsi delle domande sul proprio consumo di alcolici. Il Systembolaget, o “Systemet“, o “la versione svedese del Grande Fratello sulla regolarizzazione delle bevande alcoliche”, è stato fondato nel 1955. Questo monopolio venne istituito in modo da placare sia chi ci teneva a mantenere lo stesso tipo di accesso agli alcolici, che gli abolizionisti. Proporre un organismo del genere nelle nazioni europee più meridionali sarebbe sufficiente per scatenare un colpo di stato, ma per la Svezia sembra aver funzionato abbastanza bene per molti anni. Qualcuno però, è fortemente contrario al Systembolaget. Secondo un sondaggio della SIFO del 1993, il 47% degli svedesi è d’accordo con la continuazione del sistema, mentre il 43% ritiene che debba essere abolito.

Ma come funziona questo monopolio? Queste le sue regole più importanti:

– Chiunque produca alcolici deve farlo previa benedizione del Systemet.

– La pubblicità di alcolici è severamente vietata.

– Dal punto di vista legale, l’unico luogo in cui si dovrebbero acquistare bevande con oltre il 3,5% di alcol è in uno dei 400 negozi del monopolio.

– È vietato consumare alcolici in pubblico.

– Le bevande alcoliche sono piuttosto costose.

Sognando una… Volvo

Gli aspetti negativi del sistema sono quasi ovvi: a chi piacerebbe pagare di più, specialmente quando si tratta di alcol? Per non parlare del fatto che il Systembolaget riduce le possibilità di scelta e le quantità disponibili. L’effetto forse peggiore che questo ha avuto sulla società svedese è il contrabbando di questo tipo di prodotti. Ogni anno, la Svezia perde ingenti introiti che vanno invece ai paesi limitrofi. Il 50% di tutti gli alcolici importati privatamente in Svezia proviene dalla Germania, è abbastanza comune infatti per uno svedese fare delle vere e proprie gite per andare a reperire alcolici ad un prezzo più basso. Ecco perché nel paese si aggirano tante Volvo V70, un ampio bagaglio e dei sedili pieghevoli sono tutto ciò di cui ha bisogno un cittadino svedese.

La creatività non deve essere di nicchia

Il sistema ha anche degli interessanti lati positivi. Oltre a condizionare la popolazione a bere meno e ad educare il pubblico su questioni legate all’alcol, ha anche spinto le imprese a ripensare al consumo di alcolici e a rivedere i modi di interagire con esso. Lo scorso anno al wine2wine di Verona, Niklas Bergqvist, esperto di vino italiano, sommelier ed educatore, ha parlato delle varie opzioni di importazione in Svezia, della popolarità di particolari vini e dei dati di mercato. Il messaggio da portare a casa era che per gli importatori di vino non è affatto impossibile accedere al mercato svedese, devono solo adottare un po’ di creatività. Ciò significa anche armarsi di pazienza ed immaginazione. Lo stesso Bergqvist ha adottato questo tipo di mentalità presso la Vinkällaren Grappe, la compagnia per cui lavora. Creando un club che non vende vino, l’azienda pare aver trovato una nicchia abbastanza fruttuosa sul mercato svedese. Nel circolo privato i membri possono conservare le loro collezioni di vino e addirittura consumarle con del cibo fornito dal club. I soci possono iscriversi a diversi tipi di degustazione, frequentare corsi sul vino e studiare al meglio le loro bottiglie con l’aiuto di diversi sommelier a loro disposizione.

Il mercato svedese non è difficile, è solo sofisticato. Pende tra due estremi, è vero, ma la cultura del paese è altamente interessata ad imparare di più sugli alcolici che consuma. Gli svedesi hanno sviluppato una forte attenzione verso quello che bevono e sono molto più consapevoli di quello che comprano, insomma, di sicuro una piazza che non puoi ignorare.

 

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